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Galba
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mwdgServio Galba Cesare Augusto, nato Servio Sulpicio Galba e meglio conosciuto semplicemente come Galba, (in latino Servius Galba Caesar Augustus; Terracina, 24 dicembre 3 a.C. – Roma, 15 gennaio 69) è stato un imperatore romano.
Percorse l'intero mweqcursus honorum fino al consolato e agli incarichi di governatore in mwegGermania superiore, mwewAfrica proconsolare e nella mwfamwfqHispania Tarraconensis; sostenne la rivolta di mwfgGiulio Vindice e, alla morte sia di quest'ultimo che di Nerone ascese al trono, primo a regnare durante l'mwfwAnno dei quattro imperatori. Dopo appena sette mesi di governo il 15 gennaio del 69 fu deposto e assassinato dai pretoriani, che nominarono imperatore mwgaOtone.
Contents
• Regno
• Famiglia
• Note
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Biografia
Origini familiari e giovinezza
Servio Sulpicio Galba nacque il mwhq3 a.C. a mwhgTerracina da mwhwGaio Sulpicio Galba e mwiaMummia Acaica, entrambi discendenti da famiglie di antica nobiltà. Dal lato paterno, infatti, era erede dell'antica mwiqGens Sulpicia, di cui occorre ricordare il console mwigServio Sulpicio Galba, uno dei più grandi oratori del tempocite-ref-sve3-3-0[3]cite-ref-4[4] e il pretore mwkwServio Sulpicio Galba, uno dei cesaricidi.
Il figlio di quest'ultimo, Servio Sulpicio Galba, nonno dell'imperatore, fu più insigne per gli studi di storia che per gli uffici conseguiti, non essendo andato oltre il grado di mwlqpretorecite-ref-sve3-3-1[3]. Il di lui figlio, mwmgGaio Sulpicio Galba, fu un avvocato assai stimato, sebbene fosse assai basso, gobbo e di scarsa facondia, e divenne mwmwmwnaconsul suffectus nel mwnq5 a.C.cite-ref-sve3-3-2[3]
Si sposò due volte: dalla prima moglie, Mummia Acaica, pronipote di mwowLucio Mummio Acaico, conquistatore di mwpaCorinto, ebbe due figli (mwpqGaio e appunto Servio), mentre non sono noti altri eredi dalla seconda, mwpgLivia Ocellinacite-ref-sve3-3-3[3]. A seguito della morte della madre, Servio fu adottato dalla matrigna, prese il nome gentilizio di Livio e il cognome di Ocella, mutando il prenome da Servio a Luciocite-ref-sve4-5-0[5].
Carriera politica
Come il fratello mwtwGaio Sulpicio Galba prima di lui, intraprese l'attività politica, ma con maggior fortuna. Il fratello riuscì a raggiungere il rango consolare nel mwua22 e si suicidò quando mwuqTiberio gli impedì di sorteggiare il consolato che legalmente gli spettavacite-ref-sve3-3-4[3]cite-ref-6[6]; l'ascesa di Servio Galba fu profetizzata da mwwgAugustocite-ref-sve4-5-1[5] e da Tiberio, il quale gli disse: "Anche tu, Galba, assaggerai l'impero"cite-ref-sve4-5-2[5]cite-ref-7[7].
Sposò mwaaEmilia Lepida, identificata come la figlia di mwaqManio Emilio Lepido, console nell'mwag11, da cui ebbe due figli che sarebbero morti, insieme alla madre, a seguito di un'epidemia; non si lasciò attirare, da sposato o da vedovo, da alcuna tentazione, neppure da mwawAgrippina, che gli aveva prodigato ogni sorta di profferte quando Lepida era ancora in vita, tanto che in una riunione di matrone la madre di Lepida l'aveva coperta di ingiurie per poi schiaffeggiarlacite-ref-sve5-8-0[8].
Grazie anche al favore di mwcqLivia Augusta, che gli lasciò anche un legato di 50 milioni di mwcgsesterzi - in realtà mai pagati da Tiberiocite-ref-sve5-8-1[8] - sin dalla giovinezza esercitò il mwdwmweacursus honorum. In qualità di mweqpretore, attorno al mweg30, diede nella celebrazione dei Ludi Floreali lo spettacolo degli elefanti funamboli; fu mwewconsole nel mwfa33; nell'intervallo tra le due cariche divenne mwfqmwfgLegatus Augusti pro praetore in mwfwGallia Aquitania e Germania superiore, dove divenne noto per la sua imparziale severità. Infatti, nel comando in Germania, interdisse le domande dei congedi, ritemprò veterani e reclute con assidue esercitazioni, respinse gli assalti dei Germani e ottenne tali successi che nessuno ottenne elogi e premi maggiori di luicite-ref-9[9].
Alla morte di mwhqCaligola rifiutò l'invito dei suoi amici di farsi avanti per l'impero e servì lealmente mwhgClaudio che, in riconoscenza di ciò, lo accolse nella sua cerchia più ristretta di amici e lo tenne in così grande considerazione da rimandare la mwhwspedizione britannica avendo saputo di una sua malattiacite-ref-10[10]. Nel biennio mwja44-mwjq46 resse l'mwjgAfrica proconsolare che, turbata da disordini, discordie intestine e incursioni dei barbari, con lui trovò un periodo di pace; per i suoi successi ottenne le insegne trionfali e il sacerdozio ai collegi dei Quindicemviri, dei Tizii e degli mwjwAugustalicite-ref-sve8-2-1[2].
Con l'ascesa al trono di mwlqNerone visse in disparte nelle sue proprietà a mwlgFondi e a mwlwTerracina, spostandosi raramente e mai senza portare con sé la propria fortuna privata di un milione di mwmasesterzicite-ref-sve8-2-2[2]; poi, nel mwnq61, ricevette dall'imperatore il comando della mwngSpagna Tarraconense. Resse per otto anni questa provincia, ma in modo discontinuo: nei primi anni fu attivo, impetuoso, se non eccessivo, nella repressione delle colpe, tanto da far amputare le mani a un usuraio e condannando alla mwnwcrocifissione un cittadino romano (fatto assai inusuale, in quanto, per la sua natura infamante, la crocifissione era riservata agli schiavi), colpevole per aver ucciso il suo pupillocite-ref-sve9-11-0[11]. In seguito tenne un atteggiamento più cauto e dimesso, essendo solito affermare "perché nessuno è costretto a rendere conto di ciò che non fa"cite-ref-sve9-11-1[11].
Ascesa al trono (68)
«Non si turbò Nerone, nell'udire
il vaticinio delfico:
"Dei settantatré anni abbia paura".
Ha trent'anni. Assai lunga
è la scadenza che concede il dio,
per angosciarsi dei rischi futuri.
Ora ritornerà a Roma, un poco stanco,
divinamente stanco di quel viaggio,
che fu tutto giornate di piacere,
nei giardini, ai teatri, nei ginnasi...
Sere delle città d'Acaia... Oh, gusto,
gusto dei corpi nudi, innanzi tutto...
Così Nerone. Nella Spagna, Galba
segretamente aduna le sue truppe
e le tempra, il vegliardo d'anni settantatré.»
(da La scadenza di Nerone di Costantino Kavafis)
Nella primavera del mwqw68, mentre teneva un'assemblea provinciale a mwraCartago Nova, Galba fu informato delle rivolte in Gallia e ben presto ricevette numerose lettere da mwrqGiulio Vindice, che lo esortava a "farsi difensore e condottiero del genere umano" e della conseguente intenzione di Nerone di metterlo a mortecite-ref-sve9-11-2[11]. Incoraggiato anche dai numerosi auspici e presagi, uno dei quali affermava chiaramente che "un giorno dalla Spagna sorgerà un principe e signore del mondo", si schierò con i ribelli; in un discorso deplorò ufficialmente il malgoverno neroniano, rifiutò il titolo di "mwsgImperator", preferendo quello di "Legato del senato e del popolo romano", e infine arruolò nuove legioni e milizie ausiliariecite-ref-sve10-1-1[1].
Il suicidio di Vindice, avvenuto a seguito di uno scontro con i soldati di mwuaLucio Virginio Rufo, governatore della Germania Superiore, e un tentativo di assassinio ai suoi danni, compiuto da alcuni servi al servizio di Nerone, lo gettarono nella più cupa disperazione e per poco non giunse a togliersi la vitacite-ref-sve11-12-0[12]. La situazione si capovolse quando la guardia pretoriana, sotto il comando di mwvqNinfidio Sabino, abbandonò Nerone, che lasciò Roma; a tal punto il Senato lo depose e inviò soldati per metterlo a morte; vistosi perduto, Nerone si suicidò il 9 giugno del mwvg68. Subito Galba, che si era rifugiato a mwvwClunia, una delle città più importanti nel nord dell'mwwaHispania, ricevuta la notizia della morte di Nerone e l'investitura del Senato, abbandonò il titolo di "Legato del senato e del popolo romano", assunse quello di "Cesare Augusto" e radunò le proprie forze per marciare su Roma.
Regno
Il suo potere, tuttavia, ben presto apparve estremamente debole e precario, dal momento che di colpo si era svelata la segreta possibilità di eleggere l'imperatore anche distante da Romacite-ref-taci4-13-0[13]. Infatti, ben presto il governatore della Germania Inferiore Fonteio Capitone e quello dell'Africa mwzaLucio Clodio Macro, indispensabile per i rifornimenti di grano a Roma, iniziarono a cospirare contro il nuovo sovrano.
A Roma, inoltre, approfittando della lentezza di Galba, Ninfidio Sabino iniziò anch'egli a sobillare i pretoriani per preparare in proprio un colpo di Stato, ma il suo tentativo fu scoperto ed egli assassinatocite-ref-sve11-12-1[12]cite-ref-14[14]. Il viaggio di Galba per raggiungere Roma fu assai lento e segnato dal sangue e dai tumulti, poiché l'imperatore aveva punito con dure contribuzioni le città e le popolazioni che avevano esitato a sostenerlocite-ref-sve13-15-0[15] e condannato a morte per alto tradimento e senza processo il console designato Cingonio Varrone e il consolare Petronio Turpillianocite-ref-taci6-16-0[16].
Giunto a Roma nell'ottobre del 68, impose ai marinai reclutati da Nerone in una legione di ritornare alla condizione originaria e, quando questi si ribellarono, fece reprimere la rivolta con estrema ferocia, facendoli caricare dalla cavalleria per poi decimarlicite-ref-sve11-12-2[12]cite-ref-taci6-16-1[16]. Poco tempo dopo, giunsero a Roma le notizie della morte di Clodio Macro e Fonteio Capitone, il primo assassinato da Trebonio Garuziano su ordine di Galba, il secondo per mano dei propri legati Cornelio Acquino e Fabio Valente, nell'indifferenza dell'imperatorecite-ref-taci7-17-0[17].
Queste notizie e il sempre più grande ascendente dei liberti e dei cortigiani, tra i quali spiccavano quelli che il popolo definiva, per la loro influenza, i "tre pedagoghi"cite-ref-sve14-18-0[18] (mw8aTito Vinio, già legato in Spagna, mw8qCornelio Lacone, nuovo prefetto del pretorio e il liberto personale mw8gIcelo Marciano) e la loro avidità e inefficienzacite-ref-taci6-16-2[16]cite-ref-sve14-18-1[18] indebolirono ancor di più il prestigio del sovrano, al quale, ormai, ogni atto tornava a dannocite-ref-taci7-17-1[17].
La situazione era resa ancor più compromessa dallo stato disastroso delle pubbliche finanze, stremate dai 2 miliardi e 200 milioni di sesterzi elargiti da Neronecite-ref-taci20-19-0[19]; per risanare il bilancio, l'imperatore adottò misure assai impopolari: rifiutò di pagare il donativo ai pretoriani, promesso da mwaqoNinfidio Sabino al momento della deposizione di Nerone e, tramite una commissione di mwaqsmwaqwequites, fece in modo che i beneficiari delle elargizioni restituissero quanto ricevuto, salvo il 10%cite-ref-taci20-19-1[19], chiamando ad adempiere anche coloro i quali avevano acquisito i doni dai beneficiari originaricite-ref-20[20].
In conseguenza di tutto ciò, Galba, già inviso ai soldati, perse anche l'appoggio di gran parte della popolazione cittadina e molti, soprattutto i più poveri, iniziarono a rimpiangere Nerone, anche perché la sua severità contrastava con la sua ghiottoneria e con il fasto dei banchetti di cortecite-ref-sve13-15-1[15]cite-ref-0-21-0[21].
La ribellione delle legioni
Nel frattempo, la situazione nelle province della Gallia Belgica e della Germania superiore e inferiore precipitava, dal momento che, a seguito dell'allontanamento del popolare mwasaVirginio Rufo, Galba non solo non aveva adempiuto alla promessa del predecessore di ricompensare le truppe per la repressione della rivolta di Vindice, ma aveva anche tardato a nominare il successore, alimentando malcontento tra le truppe che temevano di essere considerate favorevoli alla parte avversacite-ref-cita-tacito-i-8-tacito-22-0[22].
Dopo alcuni mesi di stasi, in cui l'esercito fu praticamente lasciato a sé stesso, Galba si decise a inviare un nuovo legato nella Germania inferiore, scegliendo, tra lo stupore generale e su impulso di Tito Viniocite-ref-23[23], mwasoAulo Vitellio, il cui unico merito era di essere figlio di mwassLucio Vitellio il Vecchio, censore e per tre volte consolecite-ref-24[24]. Il nuovo generale, tuttavia, al di là del prestigio paterno, era praticamente sprovvisto di ogni attitudine al comando, debole di carattere e prodigo; giunse perfino al punto di baciare lungo tutta la strada i soldati, ai quali condonò le note infamanticite-ref-svevi8-25-0[25].
A causa di tali atti divenne assai impopolare, finché, il 1º gennaio mwatu69, due mwatylegioni dislocate nella provincia di confine della mwatcGermania Superiore ruppero il giuramento di fedeltà nei confronti di Galba e inviarono messi al Senato e al popolo romano affinché scegliessero un nuovo imperatorecite-ref-taci12-26-0[26].
Scoppiata l'insurrezione, non solo Vitellio non fu capace di reprimerla, ma, debole qual era, fu accerchiato dai soldati nella sua tenda e indotto ad accettare la porpora imperialecite-ref-svevi8-25-1[25]. Il giorno seguente, anche le legioni della mwaueGermania Inferiore si ribellarono e il loro comandante mwauiOrdeonio Flacco, anziano e malato di gotta, pur deplorando l'insurrezione, accettò di porsi al servizio di Vitellio.
Adozione di Lucio Calpurnio Pisone Liciniano
Sin dall'inizio la scelta apparve contrastata, dal momento che Tito Vinio appoggiava apertamente Marco Salvio Otone, già governatore della mwavaLusitania e uno dei più antichi sostenitori di Galba, ma ben noto per la sua condotta cupida, dissoluta e viziosacite-ref-27[27], mentre Icelo e il prefetto del pretorio mwavuCornelio Lacone erano concordi nell'opporsi alla candidatura di Otone.
Inoltre, la scelta di Otone era sfavorita dal fatto che questi era stato tra i più vicini cortigiani di Nerone e complice in tutti i suoi vizi fino a quando fu esiliato in Lusitania a seguito del matrimonio con l'allora amante dell'imperatore, mwavcPoppea Sabina. Per tali motivi, Galba si oppose e gli antepose, probabilmente su consiglio di Cornelio Lacone, mwavgLucio Calpurnio Pisone Liciniano, austero, onesto, integerrimocite-ref-28[28], nipote di mwav0Gaio Calpurnio Pisone, promotore e capo della mwav4congiura dei Pisonicite-ref-29[29] contro il regime neroniano.
Ciò non bastò: infatti, Pisone, esule, era privo di esperienza amministrativa né era conosciuto presso i soldati e il 10 gennaio, quando l'adozione fu annunciata davanti ai pretoriani, ben pochi l'accolsero con favore, dato che Galba si era rigidamente rifiutato di disporre l'usuale donativocite-ref-sve17-30-0[30]; così lo storico Tacito commentò tale decisione:
«Alle sue parole non seguirono né doni né lusinghe. Tuttavia i tribuni, i centurioni e i soldati più vicini gli risposero acclamandolo. Gli altri, però, erano mesti e silenziosi perché avevano perso, con la guerra alle porte, dei donativi che ormai si davano perfino in tempi di pace. Eppure quel vecchio troppo parsimonioso avrebbe potuto conciliarsi gli animi anche con una gratifica di minima entità. Gli fu fatale il severo rigore di stampo antico, che ormai male si concilia con la nostra epoca.»
(Tacito, Historiae, I, 18)
La congiura
Con tale adozione, Galba finì per perdere uno dei suoi più antichi alleati, mwawsOtone, governatore della mwawwLusitania. Questi sapeva che se si fosse attardato a reagire sarebbe stato esiliato, poiché ogni regnante sospetta e odia il più favorito successore. Conveniva quindi agire proprio nel periodo in cui l'autorità di Galba sarebbe stata instabile o quella di Pisone non ancora consolidata.cite-ref-31[31] Quindi Otone cercò di guadagnarsi l'appoggio dei soldati devolvendo grandi elargizioni,cite-ref-32[32] chiamandoli come pari e parlando male di Galba, ed era facile, poiché ai soldati la dottrina militare risultava particolarmente gravosa, costretti come furono ad attraversare i mwaxuPirenei e le mwaxyAlpi, con estenuanti marce forzate, nel viaggio dalla mwaxcTarraconensecite-ref-33[33].
Confidò a pochi i propri disegni, aizzando gli animi degli altricite-ref-34[34], e ben presto il "morbo" si diffuse in tutto l'esercito, perché ognuno era a conoscenza della precarietà della situazione in Germania.cite-ref-tacito26-35-0[35] I soldati avrebbero scatenato la rivolta il 14 gennaio, mentre Otone tornava a casa da un banchetto, se non fossero stati scoraggiati dai rischi delle tenebre, dalla dispersione delle truppe su tutta la città e dall'ubriachezza della folla attorno, che avrebbe impedito loro un'azione organizzata. Si temeva che qualche altro soldato si sarebbe proclamato Otone, che era sconosciuto ai più.
Le poche informazioni che giunsero a Galba e che avrebbero potuto far intuire i pensieri dei soldati, vennero minimizzate dal prefetto Lacone, completamente all'oscuro di quanto stesse accadendo.cite-ref-tacito26-35-1[35] Il 15 gennaio, invece, Otone, mentre stava assistendo ai sacrifici compiuti da Galba, fu informato da Onomasto (messo da lui a capo della congiura) che i soldati erano pronti. Andandosene con una scusa, fu salutato davanti al mwayotempio di Saturno da 23 guardie del corpo, che lo trasportarono al mwayscampo dei pretoriani, mentre altri si univano.cite-ref-36[36] I tribuni ed i centurioni non opposero resistenza, perché erano convinti che ci fossero troppi corrotti per uscirne vivi.cite-ref-37[37]
Chi fu mandato da parte di Pisone a richiamare i distaccamenti illirici fu cacciato via e due mwazuprimipili, mandati a far venire quelli germanici, li trovarono incerti, ben disposti ad aiutare Galba che si era preso cura di loro, ma in pessime condizioni fisiche dopo una lunga traversata. Si diffidava invece della mwazymwazclegio I Adiutrix, che era stata trucidata da Galba appena insediato a Roma, la quale appunto supportò subito Otone. Furono inviati inoltre nel campo dei pretoriani, per sedare la rivolta fin dal principio, tre tribuni, che però fallirono nel tentativo.cite-ref-38[38]
L'assassinio
Galba, che era nel Palazzo, decise di affrontare subito la rivolta e, appena accennò a uscire, si sparse la voce che Otone fosse stato ucciso nell'accampamento e la falsa voce si diffuse rapidamente.cite-ref-39[39] Galba, volendo sapere la verità sull'accaduto, fu portato fuori su una portantina, mentre gli si presentava il presunto assassino.cite-ref-40[40] Intanto nell'accampamento i soldati erano entusiasti e portarono sulle spalle Otone sulla tribuna dove poco prima c'era la statua dorata di Galba e tutta la mwaaolegio I Adiutrix si unì, prestando giuramento. Mentre si avvicinava al foro, Galba veniva portato qua e là dalla folla impaurita.
A Otone giunse notizia che il popolo si stesse armando contro di lui e quindi ordinò agli uomini di precipitarsi a prevenire ciò; questi irruppero armati su cavalli nel foro, calpestando popolo e senatori.cite-ref-41[41] Quando si vide i soldati addosso, il portainsegna della mwabacoorte che accompagnava Galba strappò dall'asta l'immagine di quello e la gettò a terra e, a quel segnale, tutti i soldati si inchinarono a Otone, mentre la moltitudine fuggì e il foro rimase vuoto, come scrisse Tacito:
«Vistasi addosso la schiera degli armati, il portainsegne della coorte che accompagnava Galba (Atilio Vergilione, secondo quanto si dice) strappò l'immagine di Galba e la gettò per terra. Fu chiaro a quel punto che tutti i soldati erano con Otone: la folla lasciò vuoto il Foro e coloro che ancora esitavano si videro minacciati dalle armi. Vicino al
lago Curzio
, il tremore dei portatori sbalzò Galba dalla lettiga e lo fece rotolare a terra. Le sue ultime parole sono state variamente tramandate da chi lo odiava e da chi invece provava ammirazione per lui. Qualcuno dice che, con voce supplichevole, chiedesse che male avesse mai fatto. E implorava anche un po' di tempo per pagare il donativo. Molti però affermano che offrisse volontariamente il collo ai suoi boia: facessero pure, lo colpissero se pensavano di far cosa utile allo stato. Ma, per gli uccisori, cosa effettivamente abbia detto non ebbe alcuna importanza.»
(Tacito, Historiae I, 41)
Insieme a Galba furono uccisi mwabmTito Viniocite-ref-42[42] e Pisone.cite-ref-43[43] Le teste di Pisone, Galba e Vinio furono portate in processione su lunghe aste fra le insegne delle coorti accanto all'mwabwaquila della mwab0mwab4legio I Adiutrix, mentre gli uccisori mostravano le mani insanguinate e chi aveva assistito alla strage la esaltava. La sera dello stesso giorno Otone concesse ai famigliari di Pisone, cioè la moglie Verania e il fratello Scriboniano, e a Crispina, figlia di Vinio, il diritto di cremare e seppellire i corpi, ma prima fu necessario riscattare le testecite-ref-44[44].
Il corpo di Galba rimase, invece, per molte ore abbandonato e fu straziato orribilmente, finché Argio, suo liberto e amministratore del patrimonio, riuscì a dargli un'umile sepoltura nei giardini privati; la testa, che alcuni inservienti avevano innalzato sulle aste e sfregiato davanti al tumulo di mwacqPatrobio, liberto di Nerone, condannato a morte da Galba, fu ritrovata il giorno dopo e ricongiunta al corpo già crematocite-ref-45[45]. In seguito Vitellio trovò 120 richieste di compenso per atti notevoli nel massacro e ordinò che coloro che le avevano redatte fossero trovati e uccisi, non per onorare Galba, ma per difesa personale.cite-ref-46[46]
Ora il popolo malediceva Galba e acclamava Otone.cite-ref-47[47] Il prefetto Lacone, che era su un'isola apparentemente esiliato, fu ucciso da un inviato di Otone. Icelo fu giustiziato in pubblico come mwadylibertocite-ref-48[48] e Otone permise che i cadaveri fossero sepolti. Allo stesso modo, Svetonio ricorda che:
«Morì a settantatré anni, dopo sei mesi di principato. Il Senato, appena possibile, gli decretò una statua da erigersi nel
foro
, su una colonna rostrata, nel luogo dove era stato ucciso. Ma
Vespasiano
annullò tale delibera, convinto che Galba l'avesse segretamente inseguito con i suoi sicari dalla
Spagna
fino in
Giudea
.»
(Svetonio, De vita Caesarum, Galba, 23)
Secondo una tradizione popolare, il mausoleo di Galba si trova a mwad0Monte San Biagio, nei pressi del suo luogo natalecite-ref-49[49].
Giudizio storico
Con la salita al trono di Otone, Galba fu colpito dalla mwaeomwaesDamnatio Memoriae, in seguito annullata da parte di mwaewVespasiano; lo storico mwae0Publio Cornelio Tacito, riportata la notizia del suo funerale, lo descrisse con queste parole:
«Così abbandonò la vita Servio Galba: aveva 73 anni, era vissuto in buona sorte sotto cinque principi ed era stato più fortunato durante il principato altrui che durante il proprio. La sua era una famiglia di antica nobiltà, grande il suo patrimonio. Quanto a capacità, era un mediocre che non possedeva grandi virtù ma anche privo di vizi. Il successo gli faceva gola ma non era un fanfarone; non attentava ai patrimoni altrui e, se era parsimonioso con il proprio denaro, sembrava perfino avaro quando si trattava del denaro pubblico. Trattava amici e liberti, se erano brave persone, con un'indulgenza niente affatto biasimevole; se erano malvagi, fingeva colpevolmente di non accorgersene. In ogni modo gli illustri natali e la paura che contrassegnava quei tempi lo giustificarono e mascherarono come saggezza quella che era apatia. Nel fiore degli anni si conquistò buona gloria in Germania. Resse, da proconsole, con grande avvedutezza l'Africa e con ugual senso di giustizia la Spagna citeriore, quando era già anziano: finché rimase privato cittadino, sembrava che avrebbe meritato qualcosa di più e per consenso di tutti era considerato degno del principato, se non fosse divenuto imperatore.»
(Tacito, Historiae, I, 40)
mwafuPlutarco di Cheronea, contemporaneo di Tacito, concluse così la propria biografia su questo imperatore:
«Sebbene disprezzato in cagione della vecchiaia, eppure fu tra le truppe e le legioni un vero comandante pari agli antichi ma, essendosi per il resto interamente concesso a Vinio, Lacone ed ai liberti che in ogni affare cercano il loro guadagno, benché anche Nerone si era dato ad uomini avidissimi, dopo di lui non lasciò nessuno che si augurasse di vivere sotto il di lui impero, anche se molti ebbero compassione per la sua morte.»
(Plutarco, Vita di Galba)
Il giudizio di Tacito influenzò non poco la storiografia seguente, la quale tendenzialmente conservò l'opinione assai poco lusinghiera del grande storico latinocite-ref-50[50]cite-ref-51[51] che attribuì a Galba diversi errori. In primo luogo viene rimproverato come miope e sconsiderato l'atteggiamento di Galba nei confronti dell'esercito della Germania (di cui per altro era stato comandante sotto Caligola): infatti, la sostituzione di un generale abile, esperto e popolare come mwagaVirginio Rufo e l'eliminazione dell'altro comandante Fonteio Capitone, sebbene corrotto e infido, non fecero altro che istillare nelle truppe un profondo risentimento nei confronti dell'imperatore e del partito anti-neronianocite-ref-cita-tacito-i-8-tacito-22-1[22]cite-ref-52[52], fino a spingerle alla rivolta quando apparve chiaro che i generali mwagkOrdeonio Flacco e mwagoAulo Vitellio non erano in grado di mantenere l'ordine.
In secondo luogo, Galba ripeté lo stesso errore compiuto in Germania con le truppe di stanza a Roma: infatti, il rifiuto di ottemperare alle promesse di donativo compiute in suo nome da mwagwNinfidio Sabino, la spietata repressione dei disordini della legione marittima reclutata da Nerone, il congedo delle milizie germaniche e della legione da lui portata dalla Spagna lo resero assai impopolare e gli tolsero ogni difesacite-ref-53[53]. In conseguenza di ciò divenne facile per Otone acquistarsi il favore dei soldati e deporre Galba.
Poi, lo strapotere dei suoi cortigiani, del suo liberto personale Marciano Icelo, del prefetto del pretorio mwahiCornelio Lacone e del console mwahmTito Vinio, persone avide e incapaci, screditarono il governo e l'immagine di Galbacite-ref-taci6-16-3[16] e contribuirono non poco a rendere inutili e impopolari i tentativi di Galba di rimettere ordine nelle finanze e di bonificare la corte dai vizi neroniani. Infine, fallì il tentativo di Galba di consolidare il proprio potere con l'adozione di mwahgPisone Liciniano, per il semplice motivo che Pisone, sebbene fosse giovane, mancava di qualunque esperienza amministrativa o militare ed era sconosciuto ai soldati. La sua nomina, in sintesi, non solo non giovò alla popolarità di Galba, ma anzi indusse Otone, antico sostenitore di Galba, alla rivolta che depose l'imperatore e la sua cortecite-ref-sve17-30-1[30]cite-ref-54[54].
Famiglia
Sposò mwaimEmilia Lepida, da cui ebbe due figli maschi che morirono giovani nello stesso periodo della loro madre.cite-ref-55[55]
Note
cite-note-sve10-11. mwajkmwajoSvetonio,mwajs 10.
cite-note-sve8-22. mwakmmwakqSvetonio,mwaku 8.
cite-note-44. ↑ Cicerone, mwalcBrutus, 80
cite-note-66. ↑ Tacito, mwamuAnnales, VI, 40
cite-note-77. ↑ Tacito, mwamkAnnales, VI, 20.
cite-note-2323. ↑ Svetonio, mwaumVitellio, 7
cite-note-svevi8-2525. ↑ Svetonio, mwau8Vitellio, 8
cite-note-2929. ↑ Tacito, mwawcAnnales, XV, 49-57
cite-note-4949. ↑ «Al km 110,500 della Strada Statale Appia il Mausoleo attribuito all'imperatore Galba. Si pensa sia la tomba di Sesto Giulio Frontino per una grossa verga di piombo trovata nelle vicinanze con inciso: SEX JULIUS FRONTINUS. Il mausoleo misura 32 metri di circonferenza ed è alto circa 10 metri»: Dario Lo Sordo, mwa4eMonte San Biagio, Associazione Pro Loco, Monte San Biagio (Lt) 1988, pag. 153.
cite-note-5151. ↑ Syme 1982; Nawotka 1993.
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Bibliografia
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Collegamenti esterni
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• Biografia su mwbayRomanoimpero